Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Lo vidi nei tuoi occhi il coltello,
un istante che fermò il tempo.
Vidi la volontà d'uccidere che t'ispirò il tuo Dio.
Calò il braccio alzato, sentii la lama nel cuore.
Che importa se una voce angelica t'afferrò la mente?
Tu mi uccidesti, tu eri mio padre.
Non la paura della morte mi uccise
ma quel suono, il gelo che fendeva l'aria,
il sì dell'obbedienza assassina. Ero
un suo dono. La tua carne non si riconobbe in me.
Perché? Ci fu almeno un duello nel cuore? Questo
niente di fronte a Dio l'umano? Una prova...
Insieme costruimmo l'altare, s'offuscò
il tuo sguardo trasparente, diventò
un mare di tenebre mentre mi legavi
stretto al mio destino. E io tacqui,
in silenzio maledii il potere di quel Dio,
di quel tiranno senza amore. La fede
in lui ti cancellò il cuore. Non volli più vivere,
steso su un letto ansioso del mio sangue.
Fa di noi bestie l'abisso d'una giustizia
impenetrabile!
Avrò una discendenza.
Io, figlio del patto, sarò padre,
s'imbiancheranno, cadranno i miei capelli,
al bene e al male assisterò di queste vite
nate per morire, nella colpa.
Solo il coltello mi resterà nel cuore,
nel cuore della mia buia discendenza:
piantato dalla mano - quante volte baciata! -
che amò il volere del suo mostruoso Dio.